ORNELLA MARIANI

Colonna

di Ornella Mariani

…Nel decimo secolo sorse in Roma una famiglia, la quale lasciò gran nome, ma fama non invidiabile, negli annali del pontificato. Era essa di sangue misto: dal lato materno ebbe origine latina, da quello dei padri teneva a germanica gente. Non sappiamo con certezza d'onde traesse i natali, come acquistasse autorità quella Teodora, la quale sul principiare di quel secolo scorgiamo potentissima e pressoché dominante in Roma. Dalla gente Giulia pretesero venire i discendenti di lei. Tra gli ascendenti con ogni probabilità può mettersi Adriano I pontefice, creato nel 772, figlio di Teodoro, nobile di Via Lata, vir , al dire di Anastasio bibliotecario, valde praeclarus et nobilissimi generis prosapia ortus, atque potentissimis Romanis parentibus editus; il cui nipote Teodoro, duca e console , nel 778 andò inviato a Carlomagno. Delle due figlie di Teodora predetta, Maria o Marozia, e Teodora giuniore, la prima sposò Alberico, condottiero di Guido duca di Spoleto, chiamato ora marchese ed ora console. Non è qui luogo da riandare la vergognosa istoria di Marozia, tristissima e per Roma e per la Chiesa. Basti a dire, che dal figlio di lei e d'Alberico nominato anch'egli Alberico, nacquero quei conti di Tusculo, dei quali cinque sedettero sulla sedia di Pietro, e che ebbero in Roma e nei dintorni tal dominio, di cui non toccò mai l'eguale a veruna famiglia nella metropoli del mondo cristiano…

La storia dei Colonna, il cui motto fu Mole sua stat ovvero Sta fermo sulla sua grandezza, risale a nove secoli orsono: si ha notizia di un Pietro vissuto tra il 1078 e il 1108 in agro romano contiguo al borgo omonimo e dal quale mutuarono il nome e la prima linea della Casata che alloggiò, per un arco di trentuno generazioni, alle pendici del Quirinale.

E’ in quell’area, infatti, che le loro prime abitazioni divennero una sorta di fortezza fino a  trasformarsi, nel XVII secolo, in quell’imponente palazzo testimone dei fasti della Famiglia.

Furono Senatori, Uomini d’Arme ed Ecclesiasti di rilievo, come quel Papa Martino V che, nel XV, pose fine alla Cattività avignonese ed allo Scisma d’occidente archiviando le turbolenze che a lungo contrapposero i Colonna ai potenti Orsini, interessando il pontificato di Bonifacio VIII e coinvolgendo anche i Vicari avvicendatisi durante la cattività avignonese.

Alcune Fonti li indicano Discendenti della Gens Iulia, attraverso quei Conti di Tuscolo che dettero alla Chiesa ben cinque Papi: Capostipite sarebbe Teofilatto, Senator e membro degli Optimates romani tra il IX e il X secolo.

Detto Gloriosissimus DuxJudex PalatinusMagister MilitumSacri Palatii Vestararius e forse Figlio di Gregorio Nomenclator e Apocrisario della Corte papale, Egli ebbe una parte di rilievo nelle vicende legate a Giovanni VIII e alla fazione formosiana e fu signore di Monterotondo; Anticoli Corrado; Valmontone; Soriano; Paliano; Sora; Celano e Segni.

Altre Fonti li fanno risalire alla famiglia di Teodoro, della Aristocrazia militare capitolina, Padre di Adriano I e Fratello di quel Teodoto Consul, dux et Primicerius Sanctae Romanae Ecclesiae; Genitore anche di Alberico marchio et consul tusculanus princeps potentissimus.

In seguito, da Teofilatto e dalla moglie Teodora nacque la potentissima Marozia che instaurò in Roma la Pornocrazia e che imperversò per due decenni come Concubina di Papi e Sposa dei Re Alberico di Spoleto, Guido di Toscana e Ugo di Provenza.

A convalidare l'ascendenza dei Colonna dai Tuscolani resta anche una lettera inoltrata a Cola di Rienzo da Francesco Petrarca; non si esclude, tuttavia, che Essi mutuassero il nome dalla Colaiana presso la quale avevano avuto la prima dimora; né che il loro nome derivasse da un castello di proprietà in località omonima, sui Colli Albani.

E’ certo che un Petrus, rinvenuto in una donazione all'Abbazia di Montecassino, fosse il Primo ad assumere il predicato de Columna verso il 1100: anno in cui rientrò nel possesso dei beni sequestratigli e poi restituitigli da Pasquale II di cui era stato prima Alleato e poi Nemico.

Di lui si conosce poco: attestato in una notizia riferita all'elezione proprio di questo Papa,  Egli si impadronì di Cave ma fu sconfitto ed espropriato di Zagarolo. Nel 1108, con Tolomeo

di Tuscolo, pertanto, guidò una rivolta contro la Chiesa sottraendole il controllo di ampi territori fino a Palestrina, verosimilmente appartenutagli già prima del pontificato di Onorio II che …civitatem de Columpna restituii…, dando anche in sposa una propria nipote ad Oddone, Figlio dello stesso Petro.

Di fatto, la sua spregiudicata attività conferì alla Casata grande potere malgrado già sotto Pasquale II la ripartizione dei beni familiari si accompagnasse a contrasti violenti in esito ai quali i Colonna cedettero alla Chiesa dei possessi ancora indivisi e crearono, alle porte di Roma, un rilevante dominio territoriale assumendo l’appellativo de Columna, a conferma della separazione di Pietro dal resto della Famiglia.

Essa si scisse in due rami tra il 1143 e il 1151 e, con la nascita del Senato romano e la cessione ad Eugenio III della metà del feudo avito di Tuscolo da parte di Oddone e Carsidonio, Figli di Pietro, se i Cugini tuscolani appartenenti alla fazione imperiale; Avversari delle libertà comunali e Nemici dichiarati della Chiesa consolidarono i possessi nell'agro prenestino, gli Altri si ritagliarono un ruolo egemone nell'ambito papale esautorando e confinando la vecchia Aristocrazia nei castra di campagna; assicurandosi una posizione di rilievo nella Politica locale e internazionale e garantendo la continuità alla discendenza dei Teofilatti, cui successero nel titolo di excellentissimus vir.

Poco si conosce di Oddone apparso nel 1151 come Capofamiglia.

Dopo la transazione del 1151 con Eugenio III, Egli tenne il controllo di Palestrina, Zagarolo, Colona e Trevi, ovvero l'area che, compresa fra i Colli Albani e i Monti Prenestini, collega l’agro romano con la valle del Sacco. L’acquisizione della più parte dei castelli nel possesso dei Colonna alla metà del XIII secolo sembra però successiva alla sua morte e coeva al Cardinalato del figlio Giovanni: …inter omnes cardinales in possessionibus secularibus potentissimus….

A quel tempo la Casata era già notissima per la Porpora vestita da diversi suoi Esponenti. In particolare: Giovanni di Santa Prisca e di Sabina, Paladino di Francesco d’Assisi e il ghibellino Giovanni di Santa Prassede, definito Potentissimus all'interno del Sacro Collegio.

Egli, che aprì le ostilità con i Guelfi e con gli Orsini, fu Fiduciario di Innocenzo III e Legato ecclesiale a Costantinopoli ma, per il ruolo di Capo della Consorteria filoimperiale, dopo averla invitata a marciare contro Roma ed essersi rifugiato a Palestrina, subì l'assedio della roccaforte del Mausoleo di Augusto nel 1241 e la distruzione dei suoi palazzi da parte di Matteo Rosso Orsini, nominato Senatore da Gregorio IX in sostituzione di Oddone Colonna e di Annibaldo Annibaldi.

Fu sempre durante il suo Cardinalato che la Dinastia acquisì il controllo di potenti fortezze urbane, come l'Augusta e Montecitorio.

Le lotte continuarono col Senatore Ottone e col figlio Pietro, a sua volta creato Cardinale nel 1288 da Niccolò IV, mentre un altro Giovanni studiò a Parigi; fu Primate domenicano di Messina e Legato di Luigi IX nella Campagna d’Egitto ove, catturato dai Saraceni, fu poi dagli Stessi liberato per il suo coraggio.

Teso fu, invece, il rapporto tra Giordano e Oddone per la spartizione dei beni che impegnò l’arbitrato del Prefetto Pietro per sedare i …multibus litibus et controversiis et discordiis, questionibus, guerris et offensis…

A quel tempo, era radicata nella Famiglia la memoria della inverificata parentela con i Marchesi del Brandeburgo Hohenzollern.

Irriducibili Nemici degli Orsini, i Colonna gareggiarono con Essi anche nel controllo di vaste aree territoriali: se gli Uni dominarono le vie di accesso alla Capitale ovvero della Flaminia, Salaria e Cassia, gli Altri presidiarono l’Appia, la Prenestina e la Casilina. E se Martino V riportò la sede apostolica a Roma; ripianò le ostilità sempre vive ed avviò quell’opera di ricostruzione urbana che caratterizzò il rinascimento capitolino, in particolare per la cura rivolta alle quattro principali basiliche, durissimo fu il confronto con Sisto IV, sodale degli Orsini, nella seconda metà del XV secolo: Roma ripiombò nel caos e le diverse Fazioni si scontrarono con alterne sorti, finché la paziente mediazione di Giulio II, nel 1511 e dopo due secoli di sanguinosa lotta, impegnò in un giuramento di pace Fabrizio I Colonna e Giulio Orsini.

Dopo aver sottoscritto un atto di tregua, Essi si abbracciarono storicizzando il gesto con le nozze di Felicia Orsini e Marcantonio II Colonna, poi vittorioso Comandante della Flotta papale a Lepanto nel 1571 a margine della quale Filippo II di Spagna gli conferì il ruolo di Viceré di Sicilia.

Tra i Figli della coppia spiccò Costanza, Protettrice del Caravaggio cui pianificò la fuga a Napoli dopo che Egli aveva ucciso in un duello Ranuccio Tomassoni.

Nel 1600, i Colonna consolidarono il proprio potere anche presso le Corti francese e spagnola e promossero il collezionismo ed il Mecenatismo: fu di questo periodo la costruzione della magnifica Galleria ed il restauro del palazzo omonimo.

Fu, però, il XVIII secolo a vantare i più rappresentativi Esponenti della Casata: Fabrizio III, sposato a Caterina Zeffirina Salviati dalla quale ebbe sedici Figli, tra cui i Cardinali Marcantonio e Pietro; Lorenzo, coniugato a Marianna d’Este e Filippo III che impalmò Caterina Savoia Carignano e che fu fedele Collaboratore di Pio VI e Pio VII, sostenendoli durante l’occupazione napoleonica della Chiesa e di Roma.

In definitiva, la storica Casata patrizia fu una delle più antiche documentate di Roma ed una delle più prestigiose dell’intero Medio Evo e dell’Età Moderna: nel suo millenario srotolarsi, registrò un Papa, ventitré Porporati, Diplomatici ed Uomini d’Arme e tenne i titoli ereditari di Patrizio Napoletano, Patrizio Veneto, Gran Connestabile del Regno di Napoli e Principe Assistente al Soglio papale.

 

In sintesi

Discendenti da un ramo dei Conti di Tuscolo, i Colonna furono una potentissima Casata feudale che dominò Roma e la Chiesa già nel X secolo; ma fu dal XII che assunse rilievo storico, quando Petrus de Columna si incuneò nel conflitto del Papa col Sacro Romano Impero, attestandosi su irrinunciabili posizioni ghibelline; lottando ferocemente i guelfi Orsini e producendo quell’eclatante episodio che, alla fine del XIII secolo, si risolse nella violenta contrapposizione con Bonifacio VIII e con i Caetani.

La conseguente crisi internazionale che ne conseguì coinvolse anche Filippo il Bello ed ebbe il suo punto più alto con l’oltraggio di Anagni evidenziando la irriducibilità di Giacomo Colonna, detto Sciarra: in lotta anche col Fratello Stefano, che aveva preso partito per i Guelfi, nel 1237 Egli cinse della corona imperiale in Campidoglio Ludovico il Bavaro.

La notorietà dei Colonna risiede comunque nella contrapposizione con Bonifacio VIII che pretendeva, a vantaggio della propria famiglia, di acquisire terre e titoli nel territorio basso laziale, ovvero intorno ad Anagni.

L’alterigia e la violenza del Caetani irritò l’Aristocrazia rurale e, in una manciata di anni, sollevò la reazione dei Colonna che, attraverso i Cardinali Giacomo e Pietro pur avevano concorso alla elezione di Bonifacio: l’ingratitudine di Costui fu alla base, il 3 maggio del 1297, del saccheggio di un convoglio ecclesiale e della appropriazione di circa duecentomila fiorini d’oro da parte di Stefano Colonna.

Lo scontro divenne furioso.

Se il 10 maggio, con la Bolla In excelso trono, il Papa dichiarò decaduti i due Porporati, confiscando tutti i beni della Famiglia, nel palazzo di Lunghezza Essi redassero il celebre manifesto di condanna del Primate denunciandone la illegalità della elezione illegale ed accusandolo di responsabilità della morte di Celestino V.

Il conflitto registrò episodi drammatici, come la crociata bandita il 14 dicembre del 1297: non era mai accaduto che un Papa agisse in armi contro altri Cristiani, per di più potentissimi e forti di Uomini di Chiesa.

L’assedio di Palestrina durò ben due anni e si concluse nel 1298 con la sconfitta dei Colonna; la dispersione della Famiglia e la distruzione di gran parte del loro patrimonio: la cittadina fu posta a ferro e fuoco e le sue rovine furono cosparse di sale, per impedire ogni rinascita.

Maturò, nel frattempo, tra Filippo IV di Francia e Bonifacio VIII che animò lo scontro nel 1303, pretendendo di ergersi a Giudice supremo dei Sovrani laici.

La rottura si consumò ad Anagni, ove Protagonista del celeberrimo oltraggio fu il Guardasigilli francese Guillaume de Nogaret che, appoggiato dalla Corona, il 13 giugno pubblicò un cartello d'accusa pubblico contro il Papa e il 7 settembre, con un Manipolo di Uomini guidati da Sciarra Colonna irruppe nel palazzo papale anagnino e trasse Prigioniero il Primate, col proposito di deportarlo in Francia e processarlo.

L’8 settembre Bonifacio anatemizzò Filippo, mentre esplodeva una violenta sommossa popolare: liberato dalla Gente, il Papa riparò in Roma sotto la protezione degli Orsini, presso i quali forse per l’umiliazione subita morì d’infarto.

Numerosi altri furono in seguito i tentativi di rovesciare la potenza della Famiglia ghibellina: tra i più noti, quello posto in atto da Sisto IV che, con l'aiuto degli Orsini, si macchiò dell’arresto e della decapitazione di Lorenzo Colonna il 30 giugno del 1484.

Ancora nei primi anni del XVI secolo la Dinastia fu perseguitata da Cesare Borgia e, nel 1557 Paolo IV la espropriò anche del Ducato di Paliano, restituito nel 1557 per effetto del Trattato di Cave.

Successivamente, pur divisi in numerose linee familiari la più prestigiosa delle quali fu quella di Palestrina, i Colonna furono Capi indiscussi della Nobiltà capitolina ed assunsero ruolo di spicco nelle vicende politiche italiane ed europee.

Divenuto Papa nel 1417 col nome di Martino V, il Cardinale Oddone ricompose lo Scisma d’Occidente e archiviò la Cattività avignonese rilanciando l’Economia e dando propulsione ai primi slanci di cultura rinascimentale.

In quegli anni, la Casata espresse tutto il proprio talento militare e cavalleresco attraverso Capitani di Ventura e Condottieri di grande coraggio: particolarmente si distinsero Prospero e Fabrizio, Protagonista del Dialogo sull'Arte della Guerra di Machiavelli.

Essi servirono gli Asburgo; furono tra i principali Artefici della vittoria spagnola contro la Francia, in continuità con il professato ghibellinismo; furono anche cruciali alla Disfida diBarletta.

Nel 1512 Giulio II impose la cessazione delle plurisecolari ostilità tra i Colonna e gli Orsini riaffermando l'autorità pontificia sulle famiglie baronali; in realtà, il conflitto cessò solo il 14 settembre del 1557 con la pace di Cave nella quale, a margine di un sanguinoso conflitto e grazie al sostegno spagnolo, Marcantonio II condizionò il nepotismo papale. In quel periodo si affermò anche una delle più celebri Intellettuali del Rinascimento: Vittoria Colonna, che ispirò Ariosto e Buonarroti e Lorenzo Onofrio.

 

 

 

Fra i Personaggi di rilievo della Casata:

 

 

Sciarra

…Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,

veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,

e nel vicario suo Cristo esser catto.

Veggiolo un'altra volta esser deriso;

veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,

e tra vivi ladroni esser anciso…

(Purgatorio XX)

Turbolento e coraggioso, donde il soprannome che nel volgare dell'epoca significava attaccabrighe e Figlio di Giovanni di Oddone, del ramo familiare di Palestrina, Giacomo detto Sciarra nacque forse verso il 1270 ma il primo elemento certo a lui riferito data all’agosto del 1293 quando, con i fratelli Agapito e Stefano, concluse un patto di mutua assistenza con Manfredo e Pietro dei Prefetti di Vico.

L'anno successivo, nel mese di marzo, fu investito da Carlo d’Angiò di alcuni feudi nel Regno: il gesto era mirato ad assicurarsi l'alleanza dei Cardinali di colonnesi dominanti il Conclave. Non è chiaro se Sciarra fu Podestà di Narni nel 1297; mentre è certo che non partecipò alla rapina del tesoro papale attuata dal Fratello Stefano durante il trasporto tra Roma ed Anagni il 3 maggio del 1297; è certo che, con altri membri della famiglia, subisse la confisca dei beni e dei diritti disposta con Bolla del 23 di quello stesso maggio; è certo anche che, in reazione a quel provvedimento, in agosto Egli difendesse Nepi dall'attacco delle forze del Papa e che, sconfitto e costretto alla resa per fame, il 15 ottobre dell'anno successivo si presentasse a Rieti ad implorare il perdono del Papa, vestendo un sacco e tenendo il capo cosparso di cenere.

Trasferitosi a Marino, presso lo Zio Cardinale Napoleone Orsini, nel novembre del 1299 si recò a Genova col Germano Agapito, per raggiungere la Sicilia ma, a detta del Petrarca, (Familiares, II,3) furono catturati da Pirati e riscattati solo dopo quattro anni da Filippo IV di Francia, conseguendone che Sciarra era in contatto col Consigliere della Corona Guillaume Nogaret e che, già nei primi mesi del 1303, avesse condiviso la decisione di portare Bonifacio VIII al giudizio di un Concilio.

La più eclatante azione del Colonna fu l’oltraggio anagnino del settembre di quell’anno: i suoi Cavalieri si unirono ai Francesi ed alle Truppe di Rinaldo da Supino il 6 di quel mese a Ferentino e il giorno successivo occuparono la sede pontificia tenendo in prigionia il Primate per tre giorni.

In realtà, nel 1303 in Italia in missione diplomatica per conto di Filippo I, il Nogaret aveva programmato di arrestare e deportare il Papa a Parigi, per processarlo avanti ad un Concilio episcopale al Louvre e, forse, destituirlo. Tuttavia, informato delle circostanze, il 2 settembre ad Anagni il Caetani aveva anatemizzato il Re di Francia con la Bolla Super Petri solio.

Il Legato della Corona passò, allora, senza indugio a vie di fatto e, sostenuto dal Colonna, puntò su Anagni.

Si introdussero nella residenza papale all’alba del 7, col favore delle porte aperte da Abitanti complici: il tradimento di alcuni Anagnini sarebbe confermato anche dall' appoggio fornito dalle Autorità locali e dalla Popolazione alla elezione del Capitano Adinolfo di Mattia.

Le Milizie di Sciarra, dunque, saccheggiarono il borgo; assediarono il palazzo e trattennero Bonifacio nell'Episcopio annesso alla Cattedrale, facendolo oggetto di scherno e umiliazioni mentre il Nogaret tentava di costringerlo alla revoca della Bolla ed alla abdicazione proponendogli, in cambio della deportazione a Parigi, umilianti condizioni: la consegna del tesoro della Chiesa a due Porporati; il reintegro ad temporalia et spiritualia della Famiglia Colonna; la disponibilità a rimanere ad voluntatem dicti Schiare.

Parte del Popolo però insorse e favorì la fuga di Bonifacio che, a Roma, a solo un mese dai drammatici eventi, si spense d’infarto spianando la via al controllo della Francia sul Papato ed al conseguente trasferimento della sua sede in Avignone mentre il Colonna riparava a Subiaco.

Nel dicembre del 1303 Benedetto XI annullò il bando contro la potente Casata; tuttavia i Cardinali Caetani e Orsini ritrassero Sciarra come un Sacrilego: la Bolla Flagitiosum scelus del 7 giugno del 1304 lo indicò come uno dei massimi responsabili dei fatti di Anagni e ne causò la scomunica ed il rinvio a giudizio.

Solo il 22 marzo del 1305, con decreto della città di Roma, i Caetani furono obbligati a risarcirlo con centomila fiorini e solo nel febbraio del 1306 Clemente V annullò tutte le sentenze contro di Lui che, nell'aprile del 1308, divenne Senatore: le udienze celebrate nel 1310 e 1311 circa gli eventi verificatisi sotto il pontificato di Bonifacio VIII si conclusero con la subordinazione dell’assoluzione del Colonna ad un pellegrinaggio in Terrasanta.

Durante la discesa in Italia di Enrico VII, Egli tornò alla ribalta come principale esponente del Partito ghibellino di Roma e, raggiunti gli Imperiali a Genova, col Fratello Stefano tentò di persuadere il Sovrano a marciare su Roma occupata dagli Angioini.

Sostenne, pertanto, l’ingresso dell’Imperatore il 7 maggio del 1312 e partecipò agli scontri che ne seguirono ottenendo, nell’estate, congrua retribuzione per il servizio prestato con i suoi cinquecento Soldati.

Da allora mantenne il ruolo di Senatore capitolino, pur risiedendo a Tivoli e subendo poi l’esilio per la fedeltà totale alla causa imperiale.

Circa le sue attività negli anni compresi fra la morte di Enrico VII e la campagna di Ludovico il Bavaro mancano elementi certi: si vuole che nel 1313 Clemente V deliberasse di assegnargli, come feudo della Chiesa, la città di Nepi contesa con gli Orsini; che Egli patrocinasse nel 1314 la tregua fra Rieti, Terni, Narni e Stroncone e che, verso il 1316, fosse Podestà di Viterbo.

In omaggio alla tradizione familiare ghibellina dei Colonna, l’Imperatore gli concesse nel 1315 numerosi privilegi, fra cui il diritto di battere moneta e di nominare Notai.

Verso il 1323 Sciarra prese parte al conflitto contro la Lega angioina; nel 1326 divenne Capo dei Ghibellini romani e l'anno successivo Capitano del Popolo; nel 1237, pur costretto a giurare che avrebbe impedito l’accesso di Ludovico il Bavaro, mantenne saldi legami col Sovrano favorendone l’ingresso nella capitale il 7 gennaio del 1328, così svolgendo ruolo di rilievo nella cerimonia di incoronazione: era la prima volta che un Imperatore veniva consacrato da un Laico che, peraltro, aveva oltraggiato la Chiesa ed umiliato un Pontefice schiaffeggiandolo forse non materialmente, ma certamente moralmente.

Investito ancora della carica senatoria, promise la mano della Figlia Alasia al ghibellino Castruccio Castracani. Tuttavia, nell’agosto fu esiliato e si spense in località ignota forse prima del 10 settembre del 1328.

 

Vittoria: Poetessa e Sposa di Ferdinando d’Avalos.

 

Prospero: Ammiraglio della Flotta papale a Tunisi nel 1573.

 

Marcantonio: nacque il 3 settembre del 1478 da Pierantonio e Bernardina Conti e, fin da Bambino, fu avviato alla carriera militare ed istruito dallo Zio Prospero: un Condottiero di fama, irriducibile Nemico degli Orsini.

Su pressione papale, per favorire la riconciliazione con gli Orsini, sposò Lucrezia Della Rovere il 4 gennaio del 1508, alla presenza dei Potentati capitolini. Ella, vestita di raso e broccato, avanzò fra l'Ambasciatore francese e l’Ambasciatore spagnolo.

Evangelista Maddaleni de’ Capodiferro compose per la coppia un epitalamio che fu letto alla presenza dei Cardinali Giovanni Colonna e Galeotto Franciotti, mentre Giulio II donava una  palazzina nel tempo divenuta nucleo di Palazzo Colonna.

Da quella unione nacquero: Porzia, sposata a Francesco de Rupt Signore di Vaulury e Marchese di Corato; Ortensia, maritata al Conte Bartolomeo Martinego; Livia, uccisa dal Genero Pompeo Colonna; Beatrice, coniugata al Marchese Girolamo Pallavicini.

Nel 1502 Marcantonio si pose al servizio degli Spagnoli contro i Francesi in Puglia ed agli ordini del Generale Gonzalo Fernández de Córdoba. 

Nel 1503 il suo talento rifulse a Ruvo con la disfatta del Maresciallo Jacques de la Palice.

Nello stesso anno, partecipò alla Battaglia di Cerignola con lo Zio Prospero e col Cugino Fabrizio I, sgretolando il tentativo francese di prendere il Mezzogiorno italiano, e, in seguito, fu Protagonista della Battaglia del Garigliano ove costrinse ad una ignominiosa ritirata il Marchese Ludovico II del Vasto, Alleato del Generale Pierre Terrail de Bavard.

Nel gennaio del 1505 con il Cugino Fabrizio fu reclutato dalla Chiesa in difesa di Rieti e, successivamente, fu riassunto dai Fiorentini con una provvigione annua di ottocento ducati.

Rinforzato poi da una Guarnigione di mille Fanti spagnoli, comandati da Nino di Ocampo,  alla fine di maggio del 1505 si distinse a Lari ed a Bibbona, ove i suoi Uomini si dettero ad un brutale saccheggio, e in settembre aprì una breccia nelle mura pisane.

Nel 1506, durante una scorreria condotta con Paolo da Parrano al Monte di San Giuliano, fu raggiunto da un messaggio di Giulio II che chiedeva ai Fiorentini di poterlo incaricare a Bologna contro i Bentivoglio. In ottobre, pertanto, intervenne a sostegno del Papa portandosi ad Imola e poi a Budrio per arginare la violenza di Giovanni II Bentivoglio, sul quale conseguì una formidabile vittoria e nel successivo novembre sostenne ancora la Chiesa a Bologna, assieme a Guidobaldo da Montefeltro; a Francesco Gonzaga e a Giampaolo Baglioni.

Nel 1508, raggiunse e razziò il circondario di Pisa e partecipò all’assedio della città, invitandola alla resa e favorendo l’ingresso dei Fiorentini.

Nel febbraio del 1509, rifiutata una condotta veneziana con una provvigione annua di dodicimila ducati, il Colonna si distinse con lo Zio Prospero a Nettuno e a Fondi e si sottrasse ancora alle insistenze della Serenissima fino a maggio, quando servì ancora la Chiesa con Niccolò Doria e Ottavio Fregoso.

Raggiunto a Roma dall’Ambasciatore veneziano Girolamo Donato, Egli pose come condizione il conferimento della carica di Bartolomeo d’Alviano ed un ingaggio di cinquantamila ducati annui, contro i dodicimila offertigli.

Ricevuto l’ordine di recarsi a Lucca con la Flotta veneta di Girolamo Contarini, assieme ad Ottavio Fregoso ebbe il comando della operazione militare contro i Genovesi: conquistata Chiavari, la Spezia e la riviera di Levante col sostegno degli Adorno, si dispose verso la Val Bisagno contando di forzare la resistenza ligure; ma la reazione di Genova, appoggiata dai Francesi, lo costrinse ad arretrare a Rapallo; a rinunciare al tentativo di prendere Portofino ed infine a fuggire sulle galee veneziane assieme a Giovanni Vitelli. 

Sbarcato a Populonia, opponendosi ai Fiorentini, avanzò verso Viterbo, ove incontrò Giulio II che gli ordinò di portarsi in Romagna; proseguì in direzione di Modena per sedare la ribellione contro Alfonso d’Este; fu raggiunto dal Duca Francesco Maria della Rovere e da Giampaolo Baglioni, ma l’inferiorità numerica e gli attriti fra il Legato Francesco Alidosi e i vari Capitani ridusse la spedizione a piccole scaramucce contro i Francesi dello Chaumont.

In ottobre Marcantonio conquistò Sassuolo e a fine novembre tenne un consiglio di guerra a Modena con il Provveditore generale veneziano Paolo Capello.

Mentre gli Imperiali venivano espulsi dalla città, Egli decise di porsi al soldo dei Veneziani che rifiutarono e, nel 1510 col Cugino Fabrizio, partecipò alla spedizione di Mirandola con Francesco Maria della Rovere e Giulio II contro i Francesi guidati da Alessandro Trivulzio, riuscendo a patteggiare con i Difensori della città per impedirne il saccheggio.

Incontrato il Vicario imperiale Vitfurst, che protesse Modena restandovi fino alla rinuncia del Papa e alla conseguente consegna della città all’Imperatore Massimiliano d’Asburgo, si spostò a Ravenna per impedire ai Francesi l’attraversamento del Secchia e si acquartierò a Bondeno subendo l’attacco di Costoro, comandati da Gian Giacomo Trivulzio.

Nel giugno dello stesso 1510 fu inviato ad Urbino per poi raggiungere Fano e sedare la ribellione contro il Duca Francesco Maria della Rovere. Due anni più tardi, con Fabrizio difese Ravenna dalle incursioni del francese Gaston de Foix-Nemours incassando una terribile disfatta; ricorrendo alla fuga e salvandosi da un agguato.

La pace fu definita dal Cardinale Legato Federico Sanseverino; tuttavia, nello stesso 1512 la città fu di nuovo messa a ferro e fuoco nella sostanziale impotenza delle truppe ecclesiali.

Nel giugno del 1512 Giulio II insignì il Colonna della Signoria di Montefortino e del comando della Guardia pontificia. Nel successivo luglio, Egli scortò a Roma Alfonso d’Este, deciso a trattare la pace col Papa.

Nel 1513, fu incaricato dal Collegio cardinalizio di difendere Bologna, per impedire il ritorno dei Bentivoglio e il nuovo Primate Leone X, rinnovatagli la carica di Comandante della Guardia papale, lo investì dell’onere di recarsi a Piacenza e a Parma per sostenere gli Spagnoli contro Francesi e Veneziani.

Nel 1515 su richiesta del Viceré di Napoli Raimondo de Cardona, il Colonna raggiunse Finale Emilia e, una volta arrivato a Verona, ne assunse il controllo e rafforzò la Guarnigione avvalendosi del fiancheggiamento del Condottiero Georg von Frundsberg.

Nel 1516 per sedare l’ammutinamento di un gruppo di Tedeschi esigenti le paghe, ricorse all’aiuto dei Cittadini e ad una parte di bottino che i Veneziani avevano razziato in Valpolicella ma, nei mesi successivi dovette contrastare Costoro in Trentino.

Militarmente sostenuto da Giorgio de Liechtenstein e Giacomo di Hohenzollern, nel dicembre del 1517 andò ad Innsbruck come Ospite dell’Imperatore Massimiliano d’Asburgo, ma decise poi di servire i Francesi, recandosi a Parigi ove il Sovrano gli assicurò una provvigione annua di ottomila franchi; lo insignì del collare dell'Ordine di San Michele e gli conferì il grado di Capitano del suo Esercito.

Tornato a Roma, con lo Zio Prospero, protestò contro Leone X per l’assassinio di alcuni Partigiani colonnesi ad Anagni.

Nel 1519, mentre radunava Forze per i Francesi, Milano fu minacciata dagli Elvetici; sicché, malgrado convocato dal Re, Egli restò nel Ducato e vi si ammalò di peste.

Guarito, in seguito alle dimissioni del Condottiero Renzo degli Anguillara, rifiutò di sostituirlo in quanto ancora vincolato all’impegno francese.

L’anno dopo difese Milano dagli Spagnoli guidati da suo Zio Prospero.

In quel frangente, l'8 marzo, fu attinto da un colpo mortale di colubrina.

Le sue Figlie non ne ereditarono i beni, poiché il 7 dicembre del 1508 aveva convenuto con lo Zio un accordo che riconosceva il patrimonio alla sola linea maschile della Casata.

                                                             

Bibliografia:                                          

P. Litta: Famiglie celebri d’Italia. Colonna di Roma