ORNELLA MARIANI

Alfonso X il saggio

di Ornella Mariani

Alfonso Fernández, Re di Castiglia e Léon, nacque a Toledo il 23 novembre del 1221 e si spense a Siviglia il 4 aprile del 1284: era primogenito di Ferdinando III e di Elisabetta di Hohenstaufen.
La sua reputazione è legata alla intensa attività culturale e, non a caso, è considerato il fondatore della prosa letteraria castigliana malgrado la sua attenzione fosse versata in direzione scientifica ed in particolare all’Astronomia, cui fornì un apprezzabile cotributo con le sue Tavole Alfonsine.
Autore di uno dei primi trattati sugli scacchi, fece sfoggio di cultura anche in campo giuridico grazie alla nazionalizzazione del Diritto, raccolto ed opportunamente tradotto in castigliano nel Liber Iudiciorum del Re visigoto Recesvindo.
Dall’elaborato estrasse il Fuero Juzgo e successivamente promosse la redazione di un Fuero real, consistente di consuetudini integrate da norme dello Jus romano e canonico.
A tali disposizioni, nel 1265, accompagnò la compilazione delle Siete Partidas: una sorta di enciclopedia vertente ancora sulla materia e sugli istituti giuridici e sulla attività di governo ed i suoi obiettivi.
Le sette parti del titolo alludono alla ripartizione sistematica dell’opera secondo: il Diritto Canonico, le prerogative dei Re, l’amministrazione della Giustizia, la famiglia, il Diritto Mercantile, le successioni ed il Diritto penale estraendone radici dal Diritto léonese e recuperando elementi del tardo Jus romano, note del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano e la legislazione ecclesiale contenuta nel decreto di Graziano e nelle Decretales.
Nel 1234, dopo che Tebaldo I era divenuto Re di Navarra, Alfonso fu inutilmente promesso a Bianca, figlia di costui, nella prospettiva di annettere quel Regno.
Fattosi presto valere anche in àmbito militare, nel decennio tra il 1240 ed il 1250, con la sottrazione ai Mori di varie piazzeforti andaluse di Murcia, Alicante e Cadice, nel 1242 egli divenne Alfiere reale ed affiancò alle imprese una turbolenta vita sentimentale: verso il 1241, intrattenne una relazione con la cugina Maria Alfonso di Léon, già vedova di Alvaro Fernandez di Lara e poi moglie di Suero Arias de Valladares; tra il 1242 ed il 1243, prese per amante Elvira Rodriguez di Villada, poi sposata a Gonzalo Moran il vecchio; tra il 1243 ed il 1248, visse una lunga storia con Maior Guillen de Guzman Signora di Alcocer ed ebbe almeno ancora quattro amanti dalla incerta individuazione, prima di sposare, il 29 gennaio del 1249 Violante d’Aragona.
Costei era figlia della Principessa Vioolante d’Ungheria e di Giacomo I Re di Aragona, di Valencia e di Maiorca, Conte di Barcellona ed altre Contee catalane, Signore di Montpéllier e Carladès.
Nel 1252, Alfonso successe al padre al trono di Castiglia, León, Galizia, Toledo, Badajoz, Cordoba, Murcia, Jaén e Siviglia e nel giro di un anno invase il Portogallo, per poi impadronirsi dell’Algarve.
Il Sovrano portoghese Alfonso III si arrese ed in cambio, ancorché ancora sposato con Matilde II di Boulogne, ottenne la mano di Beatrice, figlia illegittima dell’invasore, con la clausola che quando il loro primo figlio avesse compiuto sette anni, la regione occupata sarebbe tornata nel possesso di quel Regno.
Di fatto, nel 1263, Alfonso X riconsegnò l'Algarve all'erede Dionigi, a condizione che la Corona gli fornisse cinquanta Lancieri: in quello stesso anno, morta la Contessa Matilde, Papa Urbano IV validò le nozze di Alfonso III e della Infanta Beatrice.
Reclamato il Ducato di Guascogna sul quale la Castiglia accampava diritti dal tempo delle nozze di Alfonso VIII con la Duchessa Leonora e stretta un'alleanza in funzione anti-inglese col visConte Gastone VII di Barn, il 22 aprile del 1254 contro la Francia di Luigi IX, il Sovrano castigliano sodalizzò con Enrico III d’Inghilterra al cui successore Edoardo, il 18 ottobre successivo, nel Monastero di Santa María la Real de Las Huelgas a Burgos, dette in moglie la sorellastra Eleonora di Castiglia, definitivamente rinunciando al conteso Ducato.
Ancora in quell’anno, morto l’Imperatore Corrado IV di Hohenstaufen, forte dell’appoggio di Alessandro IV, Alfonso rivendicò invano il Ducato di Svevia per diritto materno.
Parallelamente, dotò la scuola di Salamanca: Estudio General del Reino de León, istituita tra il 1218 ed il 1220 dal nonno omonimo, di un documento che attribuiva allo Scholasticus della Cattedrale il diritto di esercitare ampia giurisdizione sugli studenti. L’anno successivo, ai laureati in quella Università il Pontefice concesse fra i vari privilegi la facoltà di insegnare ovunque, tranne che a Parigi e Bologna, conferendogli di fatto una sorta di primato internazionale negli Studi.
Morto Guglielmo II d’Olanda nel 1256, quale discendente degli Hohenstaufen per parte materna, Alfonso fu tra i pretendenti alla corona: il 1° aprile del 1257 a Francoforte, coi voti dei Grandi Elettori di Treviri, Sassonia e Brandeburgo fu eletto Re dei Romani ed Imperatore del Sacro Romano Impero, contro Riccardo di Cornovaglia, figlio di Giovanni senza terre, che aveva ottenuto il solo consenso dei Principi Elettori di Colonia, Magonza e Palatinato, mentre il settimo Elettore: Ottokar II di Boemia sosteneva in tempi diversi entrambi gli aspiranti.
Entrambi i candidati avevano pagato l'elezione ma, mentre Riccardo si recò più volte in Germania per far valere le proprie ragioni, fino a farsi incoronare ad Aquisgrana il 17 maggio di quell’anno, Alfonso, che aspirava al possesso dell’Italia, attese ai problemi maturati in Castiglia fidando sulla sola alleanza di Ezzelino da Romano e dei Ghibellini ed alienandosi il favore del Papa cui la questione successoria fu poi rimessa e rinviata sine die anche da Urbano IV e Clemente IV.
La pretesa di rincorrere il titolo imperiale, intanto, portò al disastro le finanze castigliane.
Contro lo squasso delle Finanze insorsero i fratelli del Re: Enrico e Filippo, che per tre anni funestarono il Paese con la guerra civile.
La vicenda ebbe riflessi internazionali e, morto il Principe inglese, i Grandi Elettori riuniti a Francoforte nel 1273 elessero Rodolfo d’Asburgo, escludendo Ottokar di Boemia dalla partecipazione all’assise ove si sarebbe definitivamente pronunciato in favore di Alfonso.
Gregorio X ratificò la scelta e dichiarò la decadenza del Sovrano castigliano, ponendo fine al Grande Interregno.
Egli non rinunciò: inviati in Italia supporti armati al suo Vicario e genero Guglielmo VII del Monferrato, intanto succeduto ad Ezzelino da Romano, si dispose ad invadere la Penisola per capeggiare i Ghibellini di Piemonte e Lombardia.
Il Papa lo fermò in Provenza e, dopo estenuanti trattative, lo persuase a recedere dalla pretesa di diventare Re dei Romani.
In quella fase, Alfonso aveva già istituito la Mesta castigliana: un'associazione di oltre tremila grandi e piccoli proprietari di greggi di pecore che si riuniva tre volte l'anno; che riconosceva alle donne pari diritti degli uomini; che fissava doveri e diritti dei Pastori soprattutto in tema di transumanze. L’istituzione divenne presto tanto potente da dominare l’assetto economico della Castiglia.
Nel 1275, combattendo i Mori di Granada, l’Infante Ferdinando morì nella battaglia di Écija. In sprezzo dei diritti dei figlioletti di costui e della vedova Bianca di Francia, il Sovrano designò alla successione il secondogenito Sancho IV.
Ella ricorse al fratello Re di Francia Filippo III l’Ardito che, riservandosi di invadere la Castiglia, inviò Legati per negoziare.
Nella querelle intervenne la Regina Violante che, con i nipoti orfani Alfonso e Ferdinando de la Cerda, si recò alla Corte del fratello Pietro Re d’Aragona per sollecitarne l’intervento e per ottenere la protezione degli Infanti, temporaneamente rifugiati nella fortezza di Jàtiva.
La soluzione di Alfonso X risiedette nel proporre a Sancho di creare un piccolo Regno per il piccolo Alfonso a Jaén; ma il fermo rifiuto degenerò in una guerra civile che impose al Sovrano di riparare in Murcia.
Sancho si autoproclamò Re di fronte alle Cortes di Valladolid. Tuttavia, l’8 novembre del 1282 fu delegittimato e diseredato dal padre, che designò al trono di Castiglia Alfonso de la Cerda e al trono di Léon il figlio Giovanni.
Alfonso X si spense il 4 aprile a Siviglia lasciando una considerevole reputazione intellettuale: egli riunì il sapere del tempo nella lingua dei sudditi; fondò la Scuola di Traduttori di Toledo, in cui Saggi Musulmani ed Ebrei traducevano le opere antiche arabe ed ebraiche; promosse la redazione e pubblicazione di una serie di testi scientifici; poetò in lingua galiziana; dispose la prima riforma ortografica della lingua sostituendola al latino.
Malgrado la sua Corte ospitasse Intellettuali anche Ebrei, le pressioni del Papa produssero una politica restrittiva verso la Comunità con mortificanti implicazioni in materia di Diritto civile: essi furono costretti ad abitare negli Aljama ove, tuttavia, mantennero autonomia dedicandosi al commercio, all'artigianato, alle professioni mediche e finanziarie.
Il Sovrano fu inumato nella cattedrale locale di Santa Maria, ma le sue viscere, secondo lo Storico Szabolcs de Vajay, furono conservate in quella di Murcia.
Malgrado fosse stato diseredato, gli successe il figlio Sancho che detronizzò dai troni di Castiglia e di Léon gli eredi designati dal padre.
Dalle nozze del grande Re con Violante, erano nati undici figli: Berengaria, erede al trono dal maggio all'ottobre del 1255: promessa sposa di Luigi X di Francia, alla morte di costui nel 1260, entrò nel convento di Las Huelgas; Beatrice, fidanzata con Giovanni di Brandeburgo ma poi sposa di Guglielmo VII del Monferrato nel 1271; Ferdinando che, coniugato con Bianca di Francia dalla quale ebbe gli Infanti Fernando ed Alfonso, morì in campo contro i Mori; Sancho, Re di Castiglia e Léon; Costanza, monaca a Las Huelgas; i gemelli e Giovani, rispettivamente Signore di Ledesma e Signore di Valencia de Campos; Isabella, morta ad un anno; Violante, coniugata al Signore di Biscaglia Diego Lopez de Haro; Giacomo, Signore di Los Cameros; Leonora, mancata a sette anni.
A tanta prole, il Re aggiunse cinque illegittimi: da Maria Alfonso di León ebbe Berenguela.
Da Elvira Rodriguez di Villada ebbe Alfonso Fernandez di Castiglia detto el Niño.
Da Maria Guillén de Guzman, che secondo alcune Fonti avrebbe sposato, ebbe Beatrice moglie del Re del Portogallo Alfonso III e madre del Re Dionigi I; Urraca, sposa ad Álvaro Pérez de Guzmán; Martino Alfonso, Abate a Valladolid.
Dovuti ad Alfonso sono anche Las Cantigas de Escarnio y maldecir: poesie satiriche in lingua galiziano-portoghese.
Il meglio della sua opera lirica risiede, però, nelle Cantigas de Santa Matia: il testo contiene 427 poemi narrativi e lirici con una metrica basata sulla struttura della canción, con ritornello e rondeau. La maggior parte consta di inni in lode alla Vergine, accompagnati da partitura musicale.
Grande rilievo assume, infine, l’opera storica Estoria de España il cui contenuto impegna cronologicamente la fase dalle origini bibliche alla coeva storia di Castiglia.
Essa ebbe due stesure: la prima, iniziata poco dopo l’ascesa al trono, si concluse verso il 1274; la seconda fu elaborata tra il 1282 e il 1284. Nella prima stesura, era costituita di quattrocento capitoli; ma nel 1272, il Re la interruppe a favore di una storia a carattere universale, intitolata Grande e General Estoria. Tuttavia la versione definitiva raggiunse il capitolo 616. Per raccontarla, risalendo alle origini trovate nelle fonti bibliche, Alfonso utilizzò miti e leggende raggiungendo il periodo delle invasioni barbariche e l’epoca di Ferdinando III ed attingendo alle due grandi cronache latine che trattavano l’argomento: il Chronicon Mundi del Vescovo Lucas de Tuy e il De Rebus Hispaniae del Primate Rodrigo Ximénez de Rada.
Quanto alla Grande e General Estoria, restò incompleta e, forse, similmente alla Estoria de España, l’intento era vincolare la sua Monarchia alle vicende che vanno dall'origine dei tempi al suo regno, mirando a porre la Castiglia alla testa degli altri Stati, com’era nella primitiva accezione reale ed ecclesiastica visigota.
Della intensa attività culturale di Alfonso X, la più pregevole testimonianza resta il contributo fornito all'Astronomia con le Tavole alfonsine, in grado di fornire le posizioni del Sole, dei pianeti e delle stelle e le date delle eclissi.
La loro compilazione fu effettuata a Toledo verso il 1252 da una cinquantina di Astronomi che seguirono la teoria tolomaica.
L’opera è il primo lavoro realizzato nell’Europa cristiana sull’argomento e fu cruciale alle scoperte geografiche in quanto utilizzata dai Navigatori del XV e XVI secolo: Colombo basò i propri progetti di navigazione oceanica su una revisione elaborata da Abraham Zacuto e Copernico le studiò all’Università di Cracovia.
La redazione delle Tavole fu diretta dagli Astronomi Ishak ben Said, arabo, e Yehuda ben Moshek Cohen, ebreo e, per quanto accolte con grande interesse e favore anche nei secoli successivi, sollevarono critiche per l'artificiosità delle teorie su cui basavano.
Alfonso X stesso avrebbe dichiarato: Se Dio mi avesse fatto l'onore, creando il mondo, di chiedere il mio parere, gli avrei consigliato di farlo più semplice.

Bibliografia:

  • R. Altamira: La Spagna (1031-1248), in Storia del mondo medievale
  • C. Roth: Gli ebrei nel medioevo, in Storia del mondo medievale
  • E. Prestage: Il Portogallo nel medioevo, in Storia del mondo medievale