ORNELLA MARIANI

Solimano il Magnifico

di Ornella Mariani

Solimano il Magnifico

Quale sarebbe il volto dell’Europa di oggi, se nel 1529 Solimano avesse avuto ragione di Vienna e dell’Europa coeva, indebolita da guerre e conflitti politici e dinastici?

Gli elementi in campo erano il potere universale e la supremazia religiosa: attraverso il risultato di quella partita, muovendo dall’Ungheria verso l’Austria e il Sacro Romano Impero di Carlo V, il Sultano mirava a mutare il corso della Storia contrapponendo due civiltà e ponendo a confronto due Confessioni per impadronirsi dell’intero Continente, quando avesse varcato la Germania.

Islamismo o Cristianesimo?

Di fatto, duecentocinquantamila agguerriti Ottomani non riuscirono a domare sedicimila irriducibili Austriaci, asserragliati nella città, malgrado egli, certo del felice esito della morsa nella quale aveva stretto il Nemico, incaricasse già una Ambasceria di discutere le condizioni della resa: in caso di capitolazione spontanea, non avrebbe attuato rappresaglie né occupazione; diversamente Vienna sarebbe stata messa a ferro e fuoco.

Di fatto non ci fu guerra: i Turchi furono duramente battuti da un crudo e precoce autunno. Piovve tanto, da impedire ogni possibilità di rifornimento agli Assedianti, mentre gli Assediati resistevano sotto la protezione di solide quanto invalicabili mura.

Di fatto, non restò che la ritirata.

Altrettanto infausti furono i due ulteriori tentativi di condotti nel 1534 e nel 1566. Dopo, non ci furono più Sultani all’altezza del talento militare di Solimano: per lo sterminato Impero ottomano fu l’inizio della fine.

Detto il Magnifico, in turco Kanuni, ovvero il Legislatore; Conquistatore di nuove terre; Patrono delle Arti; Protagonista di formidabili campagne belliche; leggendario Eroe per i suoi eterogenei Sudditi; Testimone di eventi epocali, in un mondo in evoluzione: la scoperta dell’America, la caduta di Costantinopoli, il saccheggio di Roma, la frattura interna ad una Cristianità piegata dal dilagare dell’Islamismo, il tracollo delle Repubbliche Marinare che per secoli avevano monopolizzato i traffici nel Mediterraneo, Solimano guidò verso uno splendore senza precedenti, nel ruolo di Sultano, Pascià e Califfo e, come tale, di  Basileus e Cesare dei Romei, un immenso territorio esteso tra Asia, Africa ed Europa.

Fu l’uomo consegnatosi alla Storia per lo sforzo di integrare la legge sacra tradizionale, o sharì’a, con una Legislazione atta a regolare ogni aspetto della vita dello Stato, apportando innovazioni proibite dall’Islam sunnita e imposte grazie alla potenza e al prestigio acquisiti, col risultato della pubblicazione di un Corpus di Codici utili a uniformare l’amministrazione in tutto l’Impero.

Fu l’uomo che, ritenendosi Sovrano unico della Terra, considerò Carlo V un impostore contro il quale, nella pretesa comune di un ufficio ecumenico, si avvalse del sostegno dei Protestanti, cui lo accomunò il rifiuto del culto dei Santi, e dell’appoggio dei Francesi con essi assalendo Nizza nel 1534, dopo avergli accordato vantaggi e privilegi commerciali.

Fu l’uomo che, incoraggiata e protetta la Cultura in ogni sua branca, rivendicò il titolo di Khane quale sedicente erede delle glorie di Roma e di Bisanzio.

Fu l’uomo che, pur affermando la tolleranza religiosa e interetnica e pur dominando uno sterminato ventaglio di Genti, Lingue e Confessioni: Arabi, Curdi, Berberi, Serbi, Croati, Macedoni, Ucraini, Bulgari, Ungheresi, Romeni, Greci, Armeni, Caucasici e poi Giudei, Cristiani, Siriaci, Copti, Maroniti, Ortodossi, restò sempre un sanguinario autocrate: non esitò, nella notte fra il 15 e 16 marzo del 1536, aliquidare il proprio Gran Visir di fiducia e ad incamerarne i beni, ritenendolo pericolosamente competitivo.

Fu l’uomo dalle complesse e molteplici contraddizioni: generoso e leale, quanto spietato e inumano, fece tremare l’Asia orientale; la Mesopotamia; l’Africa settentrionale e, soprattutto, l’Europa con la campagna su Belgrado nel 1521, su Mohàcs nel 1526 e su Vienna nel 1529.

Fu l’uomo che la Cristianità demonizzò, indicandolo emblema della più feroce crudeltà: in età avanzata, ordinò lo strangolamento del figlio Mustafa non appannando nel Popolo l’immagine di Sovrano autorevole, lungimirante e magnanimo anche con i Nemici, mai perseguitati per diversità religiosa.

Non è da escludersi, tuttavia, che l’efferato crimine fosse dettato dal dovere a preservare lo Stato dal rischio reale che costui, appoggiato da parte dell’ Esercito, si accingesse a una cruenta guerra di successione: a quel tempo, era assai diffuso l’omicidio politico e familiare, già commesso da Costantino il Grande, esaltato e santificato dalla Chiesa come Primo Imperatore convertito: il sistema successorio ottomano, inizialmente regolato dal Seniorato, era stato rimpiazzato dalla consuetudine rispetto alla quale chi avesse conquistato il trono sarebbe stato legittimato a eliminare fisicamente i rivali. Tale prassi era stata storicizzata da Mehmet II, autore di un editto detto Legge del Fratricidio, nel quale si sanciva il diritto del Sultano insediato a giustiziare gli Antagonisti.

Nato a Trebisonda il 6 novembre del 1494 e morto a Szigetvàr il 6 settembre del 1566, era figlio di Selim I Yavuz, ovvero il Ponderato, sotto il quale gli Ottomani avevano distrutto il Sultanato egiziano dei Mamelucchi circassi della dinastia Burji, annettendo Siria, Egitto, Palestina e Arabia e acquisendo il controllo delle tre Città Sante: Gerusalemme, La Mecca e Medina.

A sette anni, fu avviato agli studi delle Scienze, della Letteratura, della Storia, della Teologia, delle Lingue e delle Tecniche militari nelle scuole del Palazzo di Istanbul e, fin da giovane, coltivò l’amicizia dello Schiavo albanese Pargali Ibrahim Pasha, che sposò sua sorella Hatice e che fu affidabile Consigliere imperiale, diventando il più influente Gran Visir di Corte.

Prima di trasferirsi a Magnesia, nel 1512, il Sultano acquisì esperienza politica di Governatore di prestigiose Province come Bolu, nel Nord anatolico, e Caffa, in Crimea: già colonia genovese e punto nodale di commercio di uomini deportati dalle steppe russe e destinati alla schiavitù in Egitto.

Conosciuta la tartara Mahi Debran Gulbahar, ne fece la Favorita e ne ebbe il figlio Mustafa Sultan, prima di innamorarsi perdutamente di Roxelana, detta Hurram ovvero Colei che ride sempre.

Costei era stata comprata a Istanbul per il vecchio Selim dal potente Ibrahim; era stata alloggiata nell’Harem sorvegliato da Valide Sultan Hafsa Hatun, capo degli Eunuchi Neri; si chiamava Alexandra Anastasia Lisowska; era nata verso il 1500 nella rutena Rohatyn, allora nel Regno di Polonia; era figlia di un Prete ortodosso ucraino, come riferiscono le Fonti del tardo XVI secolo e, in particolare, come sostenne il Poeta polacco Samuel Twadowski; era stata presa prigioniera dai Tatari di Crimea nel 1520 e ridotta in schiavitù prima a Kaffa e poi proprio a Istanbul.

Solimano la elevò dal rango di Concubina a quello di legittima consorte e Sultana: il loro leggendario amore ispirò il Pittore barocco tedesco Anton Hickel e il Musicista Joseph Haydn.

Il profondo legame suscitò la gelosia di tutte le altre ospiti dell’Harem: Mahi Debran la picchiò così selvaggiamente da essere bandita e confinata a Manisa col figlio Mustafa, già considerato erede al trono.

L’enorme ascendente esercitato da Roxelana fu consolidato dalla nascita di cinque figli: Mehmet, Mihirimah, Selim, Beyazit e Cihangir; tuttavia quando, dopo aver disposto l’esecuzione del figlio ribelle Mustafa, egli comprese che la vicenda era stata una ingannevole trama da lei ordita a vantaggio della propria prole, la privò dello status di moglie e Sovrana e la deportò a Bursa malgrado ella godesse di grande popolarità: assistita da Esther Handali, ella si curava di affari politici; intratteneva una intensa corrispondenza epistolare con Sigismondo di Polonia e con lo Shah iraniano Tahmasp I; aveva ordinato la costruzione di varie opere: una moschea, due scuole coraniche, una fontana e un ospedale femminile limitrofo al mercato delle Schiave a Istanbul, un bagno che servisse la Comunità dei Fedeli ad Hagia Sophia, una mensa pubblica per gli indigenti a Gerusalemme.

Roxelana morì il 18 aprile del 1558 e fu inumata a Istanbul, nel turbe squisitamente decorato in ceramica con scene del Paradiso.

Asceso al trono per successione paterna, a ventisei anni Solimano era già a capo di un edificio statuale potentissimo e, per imporre i propri diritti, contrastò vari Rivali avvalendosi del Corpo di Fanteria dei Giannizzeri: yeni çeri, o Nuova truppa.

Istituiti da Murad I un secolo avanti e considerati l’élite dell’esercito, essi  erano reclutati fra i giovani Cristiani; obbligati al celibato e accomunati dalla adesione alla confraternita religiosa Bektashiyya.

Conquistata Costantinopoli, il Sultano divenne Q?n?n?, ovvero Legislatore e Mecenate, componendo egli stesso rime; guadagnandosi la reputazione di Magnifico in tutto l’Occidente; conducendo personalmente l’esercito verso una serie di campagne che interessarono gran parte del Mediterraneo e dell’ Europa centrale, dopo aver posto fine ad una rivolta del Governatore di Damasco, dopo aver preso Belgrado e la Serbia e dopo aver subito il fascino di Gerusalemme, occupata dal padre nel 1517: egli ne ordinò la costruzione delle mura della fortezza, prima di dedicarsi all’assalto di Rodi tenuta, nel 1522, sotto assedio per sei mesi, finché i settemila Cavalieri di san Giovanni si arresero ed i sopravvissuti accettarono di trasferirsi nel Regno di Sicilia.

Nel 1525 Francesco I di Francia, in lotta con l'Imperatore Carlo V, gli propose un attacco congiunto all'Ungheria di Luigi II: la conquista di quel territorio, nel 1526, segnò la massima espansione turca in Europa. Il 29 agosto di quello stesso anno, nella Battaglia di Mohàcs Solimano ebbe ragione del ventenne Sovrano magiaro la cui morte accese un durissimo conflitto ereditario.

Alcuni Nobili offrirono la corona d'Ungheria all'Arciduca d'Austria Ferdinando d’Asburgo e altri a Giovanni Zàpolya che, pur supportato dai Turchi, non fu riconosciuto dalle Potenze dell'Europa cristiana.

L'Ungheria fu, pertanto, divisa: la più parte, nota come Grande Alföld, fu rivendicata da Solimano; lo Zàpolya ottenne lo Stato vassallo di Transilvania; Ferdinando II cinse la corona dell’Ungheria reale, ovvero quella composta dai territori di Croazia e Slovacchia, così fissando il provvisorio confine fra l'Impero ottomano e il Sacro Romano Impero.

Sotto Carlo V e il fratello Arciduca Ferdinando I, gli Asburgo ripresero il controllo dell’area, ma gli Ottomani la invasero ancora due volte prima di esserne espulsi, dopo i falliti assedi di Vienna del 1529 e del 1532.

Nel 1533, un trattato divise l'Ungheria fra gli Asburgo e Zápolya, alla cui morte essa restò agli Austriaci mentre, supportata dalle Armate turche, la Transilvania recuperava la propria autonomia.

Nello stesso anno, Khayr al-Din, noto in Europa come il Barbarossa, divenne Ammiraglio in capo della Marina ottomana in lotta con quella spagnola: nel 1534 il sodalizio tra Francesco I e Solimano, indusse il potentissimo e ambizioso Carlo V a legarsi a Enrico VIII d’Inghilterra; a dichiarare guerra alla Francia e, nel1535, a infliggere a Tunisi una solenne sconfitta al temuto Pirata: fu un successo di breve durata, poiché nel 1538 costui stroncò le velleità dell’ Imperatore, pur sostenuto dalle legioni cristiane di Paolo III, nella Battaglia di Prevesa che garantì ai Turchi la supremazia navale per oltre trent'anni.

Khayr al-Din soccorse poi la Corona capetingia, annientò gli Spagnoli e tentò la presa di Napoli ma il suo successore: l’Ammiraglio Turghud Alì detto Dragut fu ridimensionato da Andrea Doria, che stabilì l'influenza europea sul Nord Mediterraneo e quella ottomana sulla costa Sud.

Francesco I fu firmò il Trattato di Crepy e Carlo V dovette versare una cospicua somma come ristoro delle spese belliche a Solimano che, cessati i coflitti sul fronte europeo, guardò alla Persia sciita dell’Impero safavide: vi condusse tre campagne e nel 1534 conquistò Baghdad, occupando in seguito Tabriz, l’Arzebajan e varie fortezze della Provincia di Van, della Georgia e del Caucaso.

In quella fase, i Corsari barbareschi spostarono dal BordAfrica la Guerra di Corsa contro la Spagna, favorendo l’egemonia dei Turchi nel Mediterraneo: essi tennero il dominio anche del Mar Rosso e del Golfo Persico fino al 1554, anno in cui furono sbaragliati dalla Flotta portoghese che avversò il loro controllo esercitato su Aden.

Nel 1555, pur non riuscendo a eliminarne l'esercito nel Luristan, il Sultano obbligò lo Saha al trattato di Amasya e al conseguente riconoscimento dei confini. Parallelamente, annesse Tripolitania; Tunisia e Algeria, rendendole  Province autonome dell'Impero e usandole come cuneo nel permanente confronto con Carlo V, il cui tentativo di contenere la pressione ottomana era fallito nel 1541.

Quando, infine, l'Ordine dei Cavalieri Ospedalieri già ricostituitisi nel1530 inCavalieri di Malta, si ricompattò, iniziò l’irreversibile e graduale declino dei Turchi: dal 18 maggio all’8 settembre del 1565 essi tennero l’isola sotto assedio, ma i rincalzi spagnoli ribaltarono l’esito dell’azione provocando ai Nemici trentamila vittime.

Il 6 settembre del 1566 Solimano si spense a Szigetvár in Ungheria, mentre conduceva una spedizione contro Massimiliano II d’Asburgo: le sue spoglie trovarono alloggio accanto a Roxelana, nel mausoleo contiguo alla moschea süleymanye di ?stanbul. Soli cinque anni più tardi, a Lepanto, la Storia avrebbe archiviato l’espansionismo del suo Impero.

Bibliografia

  • Bombaci e S. J. Shaw: l’Impero ottomano
  • G. Vercellin, Solimano il Magnifico