ORNELLA MARIANI

La Battaglia di Waterloo

di Ornella Mariani

La Battaglia di Waterloo

I Francesi la chiamarono Battaglia di Mont Saint- Jean.

I Prussiani la chiamarono Battaglia di Belle-Alliance.

La si consegnò, invece, alla storia col nome di Battaglia di Waterloo malgrado si combattesse qualche km più a Sud di quel borgo e, più propriamente, in un’ampia pianura protesa su un quadrivio detto Quatre Bras: testimone di un evento che avrebbe cambiato il volto dell’Europa.

Fu l’ultima pagina della vicenda privata e pubblica di Napoleone Bonaparte e, durato circa otto ore, fu uno degli scontri più cruenti del secolo.

Sul suo esito pesarono fatalità ed errori del Quartier Generale francese, che sconfessarono le convinzioni bonapartiste del poter prevedere, affrontare e piegare anche il caso.

Data

: 18 Giugno del 1815

Località

: Mont Saint-Jean, a5 km da Waterloo

Parti in conflitto

: Francesi e Anglo/Prussiani

Contesto

: Guerre Napoleoniche

Protagonisti francesi:

Napoleone Bonaparte, Comandante in capo dell'Armata

Nicolas Soult, Capo di Stato Maggiore

Emmanuel Grouchy, Comandante della Cavalleria

Michel Ney, Maresciallo

Drouet D’Erlon, Generale

Honoré Charles Reille, Generale

Étienne Girard, Generale

Pierre Cambronne, Generale

Protagonisti della Coalizione antifrancese

Arthur Wellesley Duca di Wellington, Comandante in capo degli Alleati

Gebardh von Blücher, Feldmaresciallo prussiano

Wilhelm Dornberg, Generale inglese

Arioff von Kruse, Generale inglese

Frederick Lewis Maitland, Generale inglese

Formazione francese

Armée du Nord: quarantanovemila baionette, sedicimila sciabole, settemila Artiglieri, duecentoquarantasei pezzi di Artiglieria.

A destra il Corpo d’Armata del Generale d’Erlon e la 7° Divisione di Girard, con all’esterno la 1° Divisione e il 3° Corpo di Cavalleria.

A sinistra il 2° Corpo d'Armata del Generale Reille, con all’esterno la 2° Divisione di Cavalleria, il 6° Corpo d’Armata e il 4° Corpo di Cavalleria.

Al centro due Divisioni di Cavalleria leggera della Guardia.

In retrovia la Guardia Imperiale.

Formazione coalizione

Cinquantaquattromilacinquecento baionette, dodicimilacinquacento sciabole, cinquemilacinquecento Artiglieri, centocinquantasei pezzi d'Artiglieria; seimila uomini dell’Hannover; venticinquemila di Inghilterra, Scozia e Irlanda; tremila dell’Assia; settemila del Brunswick; diciassettemila dei Paesi Bassi.

A sinistra il Corpo di Riserva di sir Thomas Picton, preceduto dalla 2° divisione belga/olandese del conte di Perponcher/Sedlnitzky ed affiancato dalla 6° Divisione hannoveriana di Sir Lowry Cole.

Al centro il 1° Corpo d'Armata di Guglielmo d'Orange con la 1° e 3° Divisione britannica di Sir George Cooke e Sir Charles von Alten, con la riserva di Cavalleria pesante del Conte di Uxbridge.

Davanti alle linee la fattoria della Haye Sainte, difesa dal Maggiore Georg von Baring con il 2° Battaglione leggero della Legione Tedesca del Re.

A destra il II Corpo d'Armata di Sir Rowland Hill. Per prevenirne il pericolo d'aggiramento, fu schierata la 4° Divisione inglese di Sir Charles Colville con tre Brigate dei Paesi Bassi del Corpo d’Armata di Federico d’Olanda.

Gli Avversari

L’ultrasettantenne rigoroso Gebardh von Blücher, Principe di Wahlstadt, detto il Generale Avanti: fu detentore del primato delle disfatte per mano francese e di un irriducibile odio per Napoleone;

Il coraggioso Michel Ney Principe della Moscova, detto il Prode tra i Prodi: fu corresponsabile della catastrofe di Waterloo per essersi mosso con estrema lentezza: tale da aver consentito a Wellington di concentrare l’attacco. Affrontò, tuttavia, con esemplare dignità la pena capitale irrogatagli dai Vincitori;

Arthur Wellesley Wellington, detto il Duca di Ferro, sistematico nemico dei Francesi. A Waterloo commise un’imperdonabile imprudenza lasciando un varco tra sé e l’alleato prussiano e rimediò grazie all’inefficienza di Ney e al coraggio di Blucher. Consegnò alla storia una emblematica frase la sera in cui sul campo di Waterloo scese la sera: la cosa più tremenda che può accadere a un uomo, dopo una battaglia persa, è una battaglia vinta!

Emmanuel Grouchy, Maresciallo di Francia: forse, quale miglior Comandante di Cavalleria d’Europa, ebbe il controllo anche del Bataillon sacré, ovvero la Guardia personale dell’Imperatore, ma fu comunque concausa della rotta francese poiché sconfitti i Prussiani a Ligny, tornò a Waterloo a battaglia conclusa.

Antefatti

Dopo la sconfitta del 16/19 ottobre del 1813 aLipsia, ove Napoleone aveva lasciato a svernare i sopravvissuti alla drammatica campagna di Russia, della formidable Armée era restato solo uno sparuto gruppo di Grognards, strenui oppositori dei Nemici che, provenienti dai Pirenei e dal Reno, si accingevano a occupare la Francia.

Il 6 aprile del 1814 egli aveva sottoscritto l’abdicazione, archiviando la programmata campagna del 1814 e con essa l'utopia imperiale: era ignaro dell’incombente srotolarsi dell’atto finale del dramma.

Evaso dall'isola d'Elba e sbarcato a Golfe Juan, aveva raggiunto il 20 marzo del 1815 le Tuileries: il 25 successivo, per eliminarlo definitivamente, il Congresso di Vienna varò la 7° Coalizione tra Inghilterra, Austria, Russia, Prussia e Stati minori.

Cinque formidabili Eserciti si raccolsero sotto la guida di Wellington, Blücher, Schwarzenberg, Frimont, Barclay de Tolly.

La Francia era in ginocchio: il Popolo era sofferente; l'economia agraria era in frantumi; l’Aristocrazia aveva rivendicato i propri privilegi.

Mentre Talleyrand e il Maresciallo Marmont consegnavano Parigi ai Cosacchi,  da Fontainebleu Bonaparte si accingeva alla estrema e disperata difesa della capitale, quando la notizia del tradimento dello stesso Marmont e il fermo rifiuto del Generale Ney all'ordine di muovere le truppe lo convinsero della difficoltà dell’impresa. Tuttavia, pur privo del consenso e dei mezzi di un tempo, forte dolo di novantamila Fanti, ventimila Cavalieri, undicimila Artiglieri e meno di quattrocento cannoni, egli tentò l’anticipazione del Nemico con le risorse residue: tradito dai Marescialli Murat, Marmont, Victor e Berthier, aveva recuperato e perdonato solo a Soult e Ney, passati al servizio dei Borboni durante i Cento Giorni.

Il 1° giugno il suo nuovo esercito sfilò in parata.

Non era più quello glorioso dei fasti imperiali: i Coscritti francesi del 1813, giovanissimi quanto impreparati e male equipaggiati, avrebbero compiuto il proprio dovere fino all’estremo sacrificio; ma erano privi di qualsivoglia esperienza e disciplina. Per contro, Inglesi, Russi, Austriaci e Prussiani avrebbero mobilitato un milione circa di uomini: occorreva, pertanto, che la Francia assumesse una tempestiva posizione di attacco e separatamente battesse le quattro Armate ammassate già alle frontiere.

Il 12 giugno Napoleone lasciò Parigi; il 13 fu ad Avesnes; il14 aBeaumont, dove era atteso da cinque Corpi d'Armata, dalla Riserva di Cavalleria e dalla Guardia personale: per impedire agli Inglesi di riunirsi ai Prussiani e di marciare su Parigi, puntò sul Belgio proprio mentre essi erano in fase di concentramento e prima che sul Reno gli altri Alleati si raccogliessero per invadere contemporaneamente e da ogni parte la Francia.

La battaglia

L'Armata francese contava su duecentomila uomini: centosettantacinque Battaglioni, centottanta Squadroni e cinquanta Batterie.

Lungo la frontiera settentrionale alloggiavano gli Inglesi di Wellington con centotrentatré Battaglioni, centonove Squadroni e trentaquattro Batterie per un totale di sessantasettemila uomini e truppe olandesi del Duca D'Orange, del Nassau e del Brunswick.

Più a Sud c’erano i Prussiani del von Blücher: centotrentasei Battaglioni, centotrentasette Squadroni e quarantuno Batterie.

Il 14 giugno Bonaparte mandò in ricognizione i Cavalieri della Riserva: essi procedettero con Ney, fino al punto cruciale di Quatre-Bras.

Il 15 la Prima Linea di Grouchy entrò in contatto con i Reparti prussiani: Von Blücher li spinse in avanti, scollegandosi dagli Alleati d’oltreManica e consegnandosi alla tenaglia francese.

Wellington, da parte sua, lungi dal muovere verso Sud e riunirsi alla coalizione, si schierò a Ovest esponendo il fragile fianco sinistro all'avanzata di Ney.

Il mattino del 16 Napoleone dichiarò … questa sera avremo nelle nostre mani duecento cannoni prussiani

Sarebbe andata diversamente.

Contro gli ordini, piuttosto che prendere Quatre-Bras e piegare a destra, alle spalle dei Prussiani, Ney si dedicò a una serie d’inutili scaramucce contro gli Anglo/olandesi favorendo l’arretramento a Ligny dei Tedeschi.

Il campo di battaglia aveva spazio insufficiente e il terreno era attraversato al centro dalla strada per Bruxelles e trasversalmente da quella per Wavre: la pianura si stendeva tra un costone meridionale occupato dai Francesi e una piccola altura a settentrione guadagnata da Wellington.

L'inizio dello scontro fu rinviato: fitte piogge notturne avevano trasformato l’area in un pantano che impedì la messa in batteria dei pezzi d'Artiglieria francesi.

La linea inglese restava ben protetta dal crinale settentrionale del piccolo colle. Altri avamposti erano alloggiati sulla destra, contigua alla fattoria di Hougoumont, e al centro, in prossimità della fattoria di La Haie Sainte.

L’Armée du Nord si acquartierò sul confine Nord/occidentale: avrebbe posizionato Ney sull'ala sinistra e Grouchy sulla destra, mentre Napoleone si sarebbe tenuto al centro con i Corpi d'Armata della Riserva, fra cui anche la temuta Guardia Imperiale. Superata la Sombre, si sarebbero incuneati tra gli Anglo/Prussiani impedendone il congiungimento e battendoli. Comprese presto, però, che non avrebbe potuto contare sul fattore sorpresa: il 15, il Generale Bourmont, Comandante della 14° Divisione, era passato al Nemico cui aveva confidato i piani di battaglia e la consistenza numerica francese. Non si lasciò condizionare: risoluto, decise di attaccare i Prussiani di Blücher con l'ala destra guidata dal Maresciallo Grouchy che, all’alba di quello stesso mattino, avrebbe dovuto poi spostarsi in soccorso di Ney, pronto a lanciare l'ala sinistra su Wellington.

Il Feldmaresciallo tedesco si era schierato nella pianura di Ligny: i Francesi lo attaccarono con impeto, anche con assalti di baionetta. Nel tardo pomeriggio il villaggio bruciava: due Divisioni resistevano, ma il pesante affondo dei Granatieri della Guardia imperiale le scompaginò.

Pur lottando furiosamente, i Prussiani ripiegarono in posizione di difesa dalle insistenti cariche della Cavalleria nemica: ancorché ferito, von Blücher riuscì a sganciarsi perdendo sedicimila uomini e ventuno cannoni, mentre in novemila disertavano.

All'alba del 17, Napoleone ordinò a Grouchy l’inseguimento del Generale ma, per fatale ironia della sorte, egli rincorse i renitenti in fuga verso Liegi, invece dell’omologo.

La circostanza preannunciò l’imminente disastro: persuaso di avere in pugno il Nemico, l’Imperatore impegnò due utili giorni e migliaia di uomini per braccarlo, prima di trasmettere al Generale Girard l'ordine di accorrere a Waterloo con i suoi trentamila di rincalzo.

Intanto il maresciallo Ney, dopo aver conquistato la strategica area di Quatre- Bras, per ragioni ancora oscure, spostò la propria Avanguardia a Frasnes: quattro chilometri più a Sud.

Edotto di ogni mossa, la sera del 16 giugno il Duca di Wellington arretrò su Mont Saint-Jean con il reparto di Chassè sulla destra e il corpo di Sassonia/ Weimar sulla  sinistra, mentre al centro stavano i Militari di Dornberg, Kruse e Maitland: aveva accorciato il fronte, nella speranza che Blücher giungesse in tempo per prevenire incursioni nemiche a sorpresa.

Alle nove del mattino del 18, Napoleone uscì dalla fattoria di Le Caillou e passò in quella della Belle Alliance, a destra del castello di Hougoumont che deputò ad osservatorio per la battaglia.

Bisognò attendere le undici e trenta per cominciare uno scontro che, nei suoi piani, avrebbe dovuto essere scatenato nelle prime ore: era stato, però, necessario attendere, poiché il terreno reso scivoloso dalla pioggia si era rivelato inidoneo allo spostamento dei cannoni.

Il Generale contava su un’azione di disturbo da parte del Maresciallo Ney sotto il castello di Hougoumont: per confondere Wellington sulle sue reali intenzioni, egli avrebbe sfondato la formazione avversaria al centro, in direzione della fattoria della Haie Sainte e di Mont Saint-Jean, e sulla destra, in direzione della fattoria di Papelotte. Poi, raggiunto da Grouchy, avrebbe proseguito oltre Waterloo, trascorrendo la notte a Bruxelles.

Andò diversamente: quando alle 11 e 35 del 18 giugno del 1815, con tre colpi di cannone sparati dall'Artiglieria della Guardia, Bonaparte dette il segnale d’attacco, non immaginò che Waterloo sarebbe stata la sua fine: sia per la protervia di Grouchy; sia per i ritardi di Ney; sia per l’incapacità di Soult.

La giornata, dunque, cominciò col finto attacco di Ney su Hougoumont. Il Maresciallo aveva assegnato questo compito al Comandante del 2° Corpo: Reille che, a sua volta, aveva distaccato per l'impresa la 6° Divisione agli ordini di Girolamo Bonaparte, con l’ordine di attaccare, fuorviare il Nemico e fermarsi dopo aver occupato le vie d'accesso all’edificio. Costui, invece, impegnò nell’assalto tutta la Divisione che, avanzando allo scoperto, fu preda dei fucili avversari: quella che voleva proporsi come scaramuccia, fu battaglia, poiché su Hougoumont fu necessario dirottare in fretta forze di sostegno.

Il conflitto durò l’intera giornata, distraendo risorse necessarie altrove: i Francesi non scomposero il centro dello schieramento nemico e fu Ney ad affidare l’urto al Corpo d'Armata di d'Erlon cui furono impartiti ordini lineari: puntare su Mont Saint-Jean e occupare le fattorie Haie Sainte e Papelotte.

Il Generale disponeva di circa ventimila uomini ripartiti in quattro Divisioni: alla testa di quella di sinistra, che avrebbe condotto l’affondo, si sarebbe posto egli stesso. Dopo mezz'ora di fuoco d’Artiglieria, alle 13.30 cominciò l’operazione: la Fanteria francese avanzò con difficoltà sul terreno fangoso tenendosi esposta al tiro nemico.

Napoleone, intanto, scorse l'arrivo di truppe dalla parte di Saint Lambert e comprese che si trattava della Prima Linea prussiana: se ne compiacque, ritenendo che alle loro spalle marciasse il Maresciallo Grouchy, da due giorni al loro inseguimento.

Sbagliò!

Dietro alla Divisione in arrivo, non c’era nessuno: Blücher, che non era mai stato intercettato, portava spavaldamente il resto della propria Armata a Waterloo, mentre i ventimila uomini di D'Erlon guadagnavano la salita verso Mont Saint-Jean, sempre più sotto il fuoco inglese. Contro di loro si avventarono la Divisione di Picton, la Cavalleria di Uxbridge in carica e la Somerset Household Brigade di Lord Raglan.

L’impeto della spinta fu tale che, dopo aver travolto le fila avversarie, gli Inglesi non frenarono lo slancio fin sotto le mura della Belle Alliance, subendo il massacro dei cannoni. E tuttavia, l'azione di D’Erlon, che aveva lasciato sul terreno un terzo degli uomini, era fallita.

A questo punto Ney decise di soccorrerlo impegando cinquemila Cavalieri nell’assalto, mentre imbruniva.

La Fanteria di Wellington continuava ininterrottamente ad abbattere a colpi facili di fucile uomini e cavalli: mentre una Linea mirava e colpiva, l’altra ricaricava senza, tuttavia, arginare la carica intensa dell’orgogliosa Cavalleria francese. Nel frattempo Napoleone inviò due Divisioni del 4° Corpo di Riserva del Generale Lobau per un’azione di contrattacco.

Così, mentre ignaro dell’urgenza di rientrare a Waterloo Grouchy continuava a cercare von Blücher nella direzione errata, i Francesi erano privi del contributo delle sue Divisioni e impotenti protagonisti di un assalto finale solo presunto, scatenato da Ney con conseguenze drammatiche.

A fronte delle sue cariche, Wellington schierò le truppe in quadrati ciascuno dei quali era disposto con la fila più esterna di uomini in ginocchio, col calcio del fucile piantato saldamente a terra per creare un muro di baionette utili a sventrare i cavalli e le altre file più interne in piedi per sparare.

Mentre la vittoria francese sfumava in un’orrenda mattanza, i Prussiani continuavano ad avvicinarsi vanamente contrastati dalle Riserve: a rallentarne la marcia avrebbe provveduto la Guardia imperiale.

L'imperatore aveva ancora a disposizione otto o nove Battaglioni di Granatieri della Riserva strategica dell'Armata: se essi fossero riusciti a spezzare la difesa inglese, avrebbe dato scacco alla coalizione nemica.

I tamburi rullarono ritmando le Pas de charge.

En Avant!

Egli stesso accompagnò la truppa fino a seicento metri dalle linee nemiche. Ma presto un urlo riempì la piana … la garde recule!...: Wellington gettò in aria il suo cappello e quarantamila Inglesi calarono da Mont St. Jean e disintegrarono l’Armata francese.

Ney, al centro di una terrificante strage, capeggiava un ulteriore affondo dei suoi su un fronte di seicento metri tra la Haie Sainte e Hougoumont. Ancora una volta la Fanteria nemica lo respinse pur arretrando, mentre Haie Santie cadeva in mano francese.

A questo punto Napoleone, che avrebbe potuto impegnare la Guardia, temporeggiò guardando al rientro di Ney: dei suoi, novemila ne tornavano soli quarantatrè.

Era tardi per chiamare in campo la Giovane Guardia a tenere la vacillante posizione di Plancenoit e bloccare Blücher: dopo due ore di scontro furioso, i Prussiani passarono.

Restava il solo ricorso alla Vecchia Guardia, veterana di tutte le vittorie. Capeggiata dal Generale Morand, essa riprese Plancenoit, ma verso sera duemila Inglesi spuntarono all'improvviso e la abbatterono.

Per ben tre volte il Generale Cambronne, del 1° Cacciatori della Guardia, accompagnò i suoi Soldati a morire sotto lo sguardo sbigottito e ammirato dell’avversario. Pare che, ferito alla testa, egli replicasse all'invito alla resa rivoltogli da Maitland La Garde meurt, mais ne se rend pas.

Qualche reparto tuttavia prese ad arretrare: era il segnale della fine.

Nel frattempo Blücher, postosi di traverso fra D’Erlon e Lobau, col favore del buio recuperava il controllo di Plancenoit.

Di Grouchy nessuna traccia: la sua assenza aveva deciso le sorti dello scontro: i Francesi erano in rotta e la Guardia si sacrificò per coprire l’ultima fuga del suo Imperatore.

Sul terreno c’erano venticinquemila francesi, ventimila inglesi e settemila Prussiani.

I sopravvissuti furono i trentamila inutili uomini del Grouchy.

Alle nove di sera, Wellington e von Blücher si incontrarono nella taverna La Belle Alliance.

Waterloo aveva cambiato la storia della Francia e dell’Europa.

Il 15 luglio, un isolato Napoleone Bonaparte si consegnò agli Inglesi.

Nel 1820 fu resa nota una relazione sulle fatalità che connotarono lo scontro e che Bonaparte non avrebbe potuto mai prevedere né prevenire: la fatale assenza di Grouchy, i ritardi di Ney, l'insufficienza di Soult.

Clamorose anche le sviste degli Inglesi.

La più rilevante, ribaltatasi in un colpo d’inaudita fortuna, fu quella di Wellington: egli s’era posto dietro Mont Saint-jean, a portata d’attacco nemico e senza vie d’uscita. Tutta la notte precedente la battaglia aveva intensamente piovuto: Napoleone aveva fissato l'attacco alle prime ore del mattino, ma non aveva potuto muovere i cannoni fino a mezzogiorno. La pur critica posizione salvò il Duca, che ebbe almeno cinque ore per rimediare e ritirarsi senza neppure ben capire quale direzione prendere.

L’incertezza lo aveva favorito, condannando Bonaparte.

Bibliografia

D. G. Chandler: Le campagne di Napoleone

H. Houssaye:Waterloo

A. Pollio:Waterloo